Armando ci ha fatto un regalo:
"Ho letto l'articolo del Secolo XIX di oggi e poi ho visitato il Vs. sito. Complimenti anche se mi sembra manchi un po' di storia del quartiere. Per contribuire vi mando la trascrizione di un documento originale del '600 "ambientato" nel vs. quartiere.
Saluti,
A. Di Raimondo
Si può leggere il testo cliccando qui sotto. Buona lettura!
Testimonianza resa a seguito di intimidazioni e violenze subite
passando in Sarzano … il 26 agosto 1631
Hieri mattina intorno le dodeci o tredeci passando per la piazza di Sarzano fui chiamato da due gioveni che erano ad una finestra d’una delle camere del chiostro di S. Agostino che risguarda sopra detta piazza alli quali risposi che non gli potevo andare perché havevo da fare et passando per detta piazza un giovine di cognome Badaraco che è di sua professione ligaballe, il quale mi fece ancor lui instanza che andassi in detto chiostro, et perché recusavo andargli m’afferrò per il ferriolo et mi condusse in detto chiostro nel qual gionto mi condussero in una camera dove erano detti due gioveni che mi havevano chiamato, uno de quali è nominato Luca Casella figlio di Vincenzo et l’altro Agostino Solaro nella quale come banditi stanno ritirati, et doppo d’esser entrato detti gioveni hanno chiuso detta camera essendovi rimasti dentro loro due et io, et hanno cominciato a maltrattarmi di parole ingiuriose dicendomi che sono testimonio falso alli quali ho resposto che quello havevo testificato era la verità, il che da loro sentito hanno dato mano ad armi et quelle mi hanno posto alla vita dicendomi che se non dicevo dinanzi a persone che tutto quello che havevo testificato nella Corte Criminale per conto della morte del quondam Gio Batta Peirano figlio del nobile Gio. Agostino, l’havevo fatto per denari et che realmente non era vero, ma solo così indotto dal detto Gio. Agostino a farlo, m’haverebbero amazzato, io spinto dalla paura et tema che m’offendessero gli dissi che lo diria, et assai presto ritornò detto ligaballe in detta camera accompagnato da diversi fra quali era un lavorante d’un barbero che habita in Ravecca, Gierolamo fornaro che pure sta’ in Ravecca, un cordero sopranominato il Moro, un altro Gio. Batta Peinetto, alli quali dissi che non era vero quello che havevo testificato in atti della Corte Criminale circa la suddetta causa, et che ogni volta che fussi chiamato ne farei fede, et poi mi lassarono andare. Perciò hora dinanti il notaro e testimoni dico et dichiaro che tutto quello hieri dissi in detta camera alla presenza delli suddetti, lo dissi mosso dalla tema et paura et perché così detti Casella et Solaro m’astrinsero che dovessi fare intimandomi altrimente della vita, dico in oltre che detti Casella et Solaro mi offersero denari et robbe per far quanto sopra la qual cosa recusai, et hora di novo confermo ratifico et approvo tutto quello di già ho testificato nella Corte Criminale et per la verità confermo.
Giacomo Maria Montobbio di Gio. Battista.






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